Stevie Kim, “madrina” di Contrade dell’Etna: “In futuro? Un maggior distacco tra i ‘premium’ e il resto”

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di Francesca Landolina



Ambasciatrice dei vignaioli italiani nel mondo e fondatrice di Vinitaly International Academy, è Stevie Kim la “madrina”, della XV edizione di Contrade dell’Etna, la tre giorni dedicata ai vini etnei che si svolgerà a Rovittello, Castiglione di Sicilia, in provincia di Catania dall’11 al 13 maggio 2024, al Picciolo Etna Golf Resort (ne abbiamo parlato qui con gli organizzatori dell’evento).



L’abbiamo incontrata al Vinitaly e abbiamo chiacchierato con lei di Etna, della sua partecipazione a Contrade come “madrina” e di futuro. Che sensazione provi ad essere la madrina ufficiale della manifestazione Contrade dell’Etna?

Sono da sempre, e continuerò a essere, un’ambasciatrice di tutto il vino italiano, tuttavia, non posso negare di essere anche una tra le più grandi fan dell’Etna. Ne sono innamorata da sempre, tanto da avervi portato i miei fratelli dall’America per condividere con loro il fascino di questo luogo. È quindi per me un grande onore ricevere questo riconoscimento da Contrade dell’Etna. Sarà una spinta in più per continuare a sostenere, promuovere e bere un buon bicchiere di questi vini speciali, voce di un territorio altrettanto extra-ordinario. Negli ultimi anni, sono stata alla manifestazione con gruppi di ambasciatori di Vinitaly International Academy che hanno visitato le cantine. Dopo che li hai condotti lì, da ogni parte del mondo, il gioco è fatto”.



Hai affermato più volte che i vini dell’Etna sono i più sexy d’Italia.

Sì, lo confermo. Il vino dell’Etna è sexy perché non te lo aspetti; dal colore non intimidisce ma quando lo provi ha una sensibilità che può riconoscere chi apprezza grandi vini di carattere. In più emozionano altri fattori unici: la contestualizzazione, la natura, la cucina, la cultura dell’ospitalità.



L’Etna, secondo il tuo parere, sta ulteriormente crescendo in valore?

Beh, sì. L’Etna è ancora molto trainante nel mondo. Basti pensare all’ulteriore boom mediatico derivato dalla serie televisiva The White Lotus negli Stati Uniti. Ci sono ancora tanto spazio e tanta potenzialità per far conoscere questo straordinario luogo e per comunicarne il valore.



E dal punto di vista vinicolo, come pensi che evolverà il “successo etneo”?

L’Etna ha un peccato originale: non è un terroir per grandi quantità, ma questo è pure il suo fascino. Si resta piccoli vignaioli, insomma, ad eccezione di pochi. E il fascino dell’artigianalità rimane integro. Chi ama il vino italiano apprezza molto questa caratteristica. Detto ciò, oggi assistiamo ad un mutamento. Da una parte ci sono gli “alfa” dell’Etna, come Salvo Foti per esempio, autoctoni indipendenti che hanno rigenerato la tradizione, dall’altro lato ci i grandi nomi del vino siciliano, come Planeta, Tasca d’Almerita, Donnafugata, che si sono interessati all’Etna, e che con la loro esperienza storica hanno dato una spinta maggiore sulla comunicazione. Hanno fatto da megafono, in sintesi, dalla Sicilia al mondo. Oltre ai produttori che sono arrivati da fuori dell’isola come Adrea Franchetti e Marc de Grazia. Ciò che mi piace dei tre big siciliani è il fatto che credono fortemente nella loro terra, tanto non essere andati ad investire fuori. Avrebbero potuto scegliere altre zone d’Italia molto appetibili, e invece no. Penso che nel futuro, il loro impegno conterà molto.



La Docg aiuterà a far percepire ulteriormente il valore dei vini?

Sì, è ulteriormente qualificante. In Sicilia c’è solo quella del Cerasuolo di Vittoria. Per l’Estero è fondamentale. Significa dare il giusto riconoscimento ad un territorio relativamente nuovo dal punto di vista commerciale.



Nel futuro, secondo te, l’Etna godrà ancora tanto di questo “innamoramento?”

Secondo me si. Ci sarà inevitabilmente un momento, più avanti, in cui si creerà una sorta di gap tra chi eccelle e chi meno. E sarà del tutto normale. Ora sono in tanti i produttori e crescono ancora, in gran parte sono piccoli e quasi in fase sperimentale. Ma in futuro si delineeranno dei benchmarks dell’Etna, produttori che saranno riconosciuti come “Premium” rispetto a tutti gli altri. Oggi siamo ancora in fase di espansione, ma accadrà. Perché, pensiamoci bene, prendiamo come esempio un Dom Pérignon: la quantità prodotta è enorme ma ogni bottiglia garantisce sempre la massima qualità. Non c’è possibilità di errore. I “benchmarks” potranno farlo, perché hanno più risorse. Si aspetterà dunque una fase di assestamento.

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