“Piccolo è Bello”, torna la manifestazione che valorizza le piccole cantine dell’Etna, e non solo. Tutte le novità.

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di Francesca Landolina

Torna a Catania all’ex monastero dei Benedettini, domenica 9 giugno, la sesta edizione dell’evento “Piccolo è Bello", evento ideato e organizzato da Agata Arancio, sommelier e professionista del settore vinicolo. 

Una manifestazione che è nata da un’idea virtuosa: mettere insieme le piccole espressioni vinicole del territorio etneo, per dar loro l’opportunità di farsi conoscere al grande pubblico di winelovers, addetti ai lavori e stampa. Adesso, è tutto è pronto per la nuova edizione, che ancor più evoluta e cresciuta, vede estendere la partecipazione alle piccole aziende della Sicilia, e non solo. Millesuoli è partner dell’evento di cui ci ha parlato la stessa fondatrice, anticipando alcune novità.

Come nasce l’idea di Piccolo è Bello?

Dal desiderio di dare la possibilità ai piccoli produttori di vino di trovare un’occasione di visibilità. La prima esperienza è nata in una edizione ViniMilo, la 2019, quando ho deciso di fare incontrare 14 piccoli produttori e di riunirli intorno ad un tavolo. La vera sorpresa è stata scoprire che non si conoscevano tra di loro. Chiusa questa esperienza, l’anno successivo ho provato ad ingrandire l’evento dandogli una forma festosa. E ho cercato un luogo per far sì che si creassero occasioni di incontro e di convivialità, prima Casa Merlino poi Feudo Vagliasindi. Dallo scorso anno, ho capito che ciò che era stato fatto non bastava ancora. Ho cercato quindi di unire il patrimonio etneo con quello culturale dell’ex monastero dei Benedettini, trasferendo l’evento a Catana in un centro evocativo. Ho dato attenzione al mondo degli olii con Fioi (Federazione italiana olii italiani); e naturalmente, ho fatto tutto con il supporto della Fondazione Italiana Sommelier di cui sono vicepresidente. La bellezza è stata quella di riunire più di 105 aziende etnee. Ho chiesto per la prima volta un piccolo contributo per l’affitto della location, e ho condiviso a posteriori il rendiconto delle spese sostenute con gli stessi produttori. Ci tengo a dire che l’evento è autofinanziato. Si sostiene con un ticket di ingresso e grazie ad alcuni sponsor. 

Perché chiamarlo proprio “Piccolo è bello”? 

Trae ispirazione da un lavoro dell’economista Schumacher: “Small is beautiful". Schumacher propone di riorientare l’intera economia in direzione della stabilità, anziché della crescita, della cooperazione con la natura, a favore di una dimensione umana ispirata alla bellezza mediante l’adozione di tecnologie intermedie, metodi biologici di produzione e nuovi modelli di proprietà.

Nel settore dell’impresa vinicola, penso che un’economia diventi forte se costituita da tanti piccoli puzzle. Insieme si crea un’energia positiva, un’economia pura e sostenibile. E anche un’alternativa alla espressione univoca del territorio.

Questa edizione riunisce per la prima volta cantine da tutta la Sicilia… 

Sì. Mi sono detta: “Quest’Etna sta facendo cose meravigliose ma sta rischiando di essere troppo autoreferenziale senza mai guardare altri territori”. E allora ho deciso di aprire al resto della nostra isola. 

Come si articola quest’anno il format?

Quest’anno il format di Piccolo è Bello si articolerà in quattro grandi linee tematiche: un anteprima-simposio dedicato al vino bianco estremo (l’8 giugno dedicata a stampa e addetti del settore); una sezione chiamata Eroico Evo in cui nel corso di un convegno si confronteranno i produttori che fanno capo alla Fioi (Federazione italiana olii italiani); una terza sezione intitolata “Innesti”, sorta di anteprima con incontri – dal 3 al 7 giugno – in diversi punti vendita e/o di ristorazione; una quarta, dedicata all’editoria con la prima edizione del premio “Piccolo è Bello” assegnato a una piccola casa editrice etnea, in collaborazione con Naxoslegge.

Si parlerà di vino estremo. Come si declina il concetto di “estremo”?

Estremo può significare molte cose, dalle sfide della vinificazione alle condizioni territoriali uniche, come quelle dell'Etna, dai cambiamenti climatici alla scelta di puntare su vitigni dimenticati. Esploreremo l'Etna, un'isola nell'isola, simbolo di estremo e di arricchimento culturale. Ma non ci fermeremo qui: faremo un salto anche in Calabria. Ospiteremo tre piccoli produttori dello Champagne e dei rappresentanti del Friuli Venezia Giulia e del Veneto. Sarà un’occasione straordinaria per conoscere nuovi e diversi prodotti, per assaporare il fascino delle tipicità che firmano la nostra viticoltura e anche per fare festa. 

Riflettori accesi anche sui bianchi?

Per me, il vino bianco rappresenta il futuro. Il Carricante, per esempio, è un vino che, per il suo percorso storico, nasce dopo il Nerello Mascalese, ma è destinato ad performance migliore legata al tempo ed è più riconoscibile in fase di degustazione; al calice si colgono le differenze delle Contrade e delle zone di appartenenza da cui proviene. Lo trovo più innovativo, pur mantenendo una matrice antica. Più immediato in termini di freschezza e acidità. Nelle versioni spumantizzate, è già in fase di sperimentazione. Il Nerello Mascalese è elegante, senza dubbio ma, come ormai è noto, si tende a bere meno vini rossi. 

Quali altri territori coinvolge la manifestazione, oltre l’Etna?

Piccoli viticoltori del canavese, cinque realtà del Friuli Venezia Giulia e del Veneto, territori abruzzesi, delle rappresentanze dalla Puglia, dalle Azzorre, dalla Campania e dalla Calabria, quasi tutti i territori della Sicilia, quelli del Consorzio di Monreale, le Strade del Vino dell’Etna. Saranno coinvolti il Comune di Catania, il Consorzio dell’Etna Doc, i Comuni di Biancavilla e Milo. Tre produttori della Champagne. Gli eroici rappresentati da Fioi.  Molte volte l’Etna viene descritta come l’isola nell’isola, quindi l’idea dell’isola etnea mi rimanda al concetto della contaminazione. L’isola per eccellenza è punto di approdo di persone e culture che dialogando, innescando nuovi percorsi. Un luogo dove andare incontro al simile o al diverso per ricercare un’energia nuova. L’Etna, diventa così luogo di contaminazione per eccellenza, prescelto per l’arricchimento. Il format vuole creare comuni sinergie e avere e dare visibilità. Il resto andrà da sé. 

Quali sono le aspettative?

Io credo nella possibilità di far esprimere un territorio attraverso una sinergia semplice, e anche nelle azioni pratiche, per questo motivo metto in gioco la mia persona; ogni giorno mi pongo nuovi obiettivi e non ho tantissime aspettative rispetto al format. Semmai credo che sia necessario raccontare una forma diversa di produzione e dare riscontri in termini di riconoscibilità e gratificazione. Ci sono aziende che per la prima volta hanno messo in degustazione il loro vino a ‘Piccolo è Bello’ con un numero bassissimo di bottiglie. Per il futuro ho voglia di contaminare altri territori e di portare l’Etna e la piccola grande Sicilia del vino verso altri luoghi.

Cosa potrà innescarsi da tanta energia?

Spero che nasca, come in altri luoghi, una forma di cooperazione, di solidarietà che aggrega; ad oggi manca ancora la riconoscibilità di chi opera nel settore e una forma di marketing più efficace, che il piccolo da solo non può sostenere. 

Ad oggi le cantine partecipanti sono circa 120. L’evento è autoprodotto e finanziato con un ticket di ingresso di 20 euro a persona o 25 euro (con piatto degustazione). Sono previsti momenti di intrattenimento musicale. Il programma completo è consultabile nel sito online. Una parte del ricavato sarà devoluto alla neo-associazione per la cultura del rispetto e per l’uguaglianza di genere, Marisa Leo, una figura luminosa nel mondo del vino e dell'attivismo sociale, uccida barbaramente dall’ex compagno. 

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